Lucie è scomparsa da un anno, viene ritrovata mentre cammina lungo una strada, in stato catatonico, confusa, non ricorda nulla. La polizia scopre il luogo dove la giovane è stata rinchiusa, un vecchio mattatoio abbandonato. Lucie non porta alcun segno di abuso sessuale o di violenza. Quindici anni dopo, Lucie si trova in una casa in mezzo alla foresta, ha un fucile in mano, si sentono dei colpi....Lucie ha ucciso un uomo....Secondo lungometraggio di Pascal Laugier, distintosi in Francia nel 2004 con il suo primo film Saint-Ange. Martyrs si annuncia come un viaggio nel cuore delle tenebre dell'anima umana. Un horror-thriller che vi lascerà col cuore in gola.
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HORROR.IT mauriel
Pascal Laugier ha colpito nel segno e Martyrs, la sua ultima, malata creatura attacca violentemente lo spettatore già dalle prime immagini. Un film disturbato e disturbante che stravolge nel profondo e mostra quanto l’horror sia un genere sovversivo e innovativo…un’esperienza cinematografica imperdibile! Come trovare le parole per descrivere Martyrs? Come parlare di un film che, già dalle primissime immagini, provoca in voi un sentimento di attrazione e allo stesso tempo di repulsione? Niente può descrivere le sensazioni provate alla fine del secondo, scioccante film di Laugier. Insomma, ci sarebbe tanto da dire e al tempo stesso le parole sembrano inadeguate, vuote, come se un ciclone avesse spazzato via tutte le nostre certezze. Martyrs è in effetti un film iper violento, crudo, visivamente malato, dove tutto è dominato dal sangue, dai corpi tumefatti e dai volti spappolati. Riassumendo, un ritratto senza concessioni di una società dove la parola «speranza» non ha più alcun senso e dove la violenza regna sovrana, quasi fosse la madre di ogni cosa, il motore di ogni azione. Ed è precisamente questa visione « nichilista » del mondo a rendere il film di Laugier particolarmente angosciante, quasi inaccettabile nella sua totale incapacità di trovare delle soluzioni al caos che regge la nostra società. Con Martyrs, il regista francese vuole mostrarci un quadro della società attuale dove domina la legge del più forte e dove ogni aberrazione è lecita. La violenza diventa lo scopo ultimo dell’esistenza e niente può fermare il suo incedere… sarà forse questa visone cruda, senza concessioni ad aver spinto, in un primo tempo, i responsabili della censura francese a vietare il film ai minori di 18 anni? Fortunatamente un moto popolare ha impedito questo suicidio commerciale e ci ha permesso di gustare questo film sconvolgente che spinge l’orrore fino al suo limite estremo. Sono gli anni settanta, ci troviamo da qualche parte in Francia, una ragazzina è rinvenuta in stato confusionale ai bordi di una strada, il suo stato fisico è catastrofico. La polizia scopre che la ragazzina in questione è stata sequestrata per anni in un macello abbandonato. Il suo sequestro è stato atroce, è rimasta in effetti rinchiusa in questo luogo in un’oscurità quasi totale legata e picchiata quotidianamente. L’elemento che rende la faccenda ancora più sconvolgente è che la misteriosa ragazzina non conosceva il motivo del sequestro, i rapitori non hanno in effetti chiesto nessun riscatto e durante la prigionia non ha subito aggressione sessuale, la pista riguardante un’organizzazione pedofila è quindi immediatamente scartata. Lucie, questo è il suo nome, verrà trasferita in un’istituzione per bambini maltrattati, dove passerà la quasi totalità della sua infanzia e della sua adolescenza. La ragazzina non parlerà mai della prigionia e passerà le sue giornate in isolamento. La sola bambina con cui comunica si chiama Anna e, al pari di Lucie, ha subito violenza durante la sua infanzia. Ritroviamo le due bambine quasi dieci anni dopo. Lucie (incredibile performance di Mylène Jmpanoï) crede di aver riconosciuto i suoi aggressori grazie a una foto apparsa sul giornale e decide di recarsi a casa loro. Non appena la porta di casa si apre Lucie massacra tutta la famiglia a sangue freddo, senza pietà e senza concessioni. Subito dopo la carneficina la ragazza decide di chiamare Anna, la sua unica amica, per chiedere aiuto. Quest’ultima (ambigua e affascinante Morjana Alaoui) verrà quindi coinvolta in un vortice di violenza e crudeltà insostenibile. In effetti, non fidandosi totalmente dei ricordi di Lucie, decide di ispezionare la casa dei presunti carnefici…la cantina si rivelerà un laboratorio per torture ed esperimenti agghiaccianti su esseri umani. Il seguito é un crescendo di violenza che culminerà con un finale allegorico realmente sconvolgente…lascio a voi il piacere di scoprirlo.
Martyrs è visivamente aspro, secco, i colori sono freddi e sottolineano alla perfezione l’atmosfera asettica del film. I personaggi sono persi nella loro disperazione e nei loro occhi sembra si possa leggere una rassegnazione cosciente, come se il futuro non potesse offrirgli più niente, come se la loro vita si fosse fermata molti anni prima. Laugier afferma in effetti di aver voluto creare un film che fosse una miscela di realismo e sofisticazione, una sorta di omaggio a uno dei suoi grandi maestri, Dario Argento, a cui dedica in effetti il film. La sfida è stata vinta poiché Martyrs riesce realmente a creare un mondo irreale ma allo stesso tempo estremamente carnale, fisico. Lo spettatore riesce quasi a sentire fisicamente lo stile del regista, come se l’atmosfera del film si impossessasse delle sue emozioni. Tutto ciò è stato possibile grazie al magnifico lavoro di Benoît Lestang, inimitabile genio degli effetti speciali (makeup) che con Martyrs segna il picco massimo della sua arte. Rispetto e ammirazione per Benoît che ha lasciato questo mondo troppo presto.
Insomma, un film realmente potente che ci porta per mano verso un’oscurità inquietante ma sempre stimolante e che esplora la condizione umana in maniera incredibilmente forte, senza concessioni e soprattutto senza censura. Martyrs è un film che non lascerà nessuno indifferente, un condensato di cinismo alla De Sade che non da spazio a nessun tipo di redenzione o facile risposta. In poche parole, amore o odio, Martyrs ti trascinerà in un mondo dal quale uscirai stravolto, senza forze…semplicemente necessario.