Settimo cielo
Settimo cielo

Settimo cielo

Regia: Andreas Dresen

Inge (Ursula Werner) è una donna che ha superato i sessant’anni, sposata da trenta con Werner (Horst Rehberg) e innamorata di suo marito. Ma quando incontra il settantaseienne Karl (Horst Westphal) è subito passione. Ritrova gli sguardi d’intesa, l’attrazione fisica, una vita sessuale ormai dimenticata. Improvvisamente si sente di nuovo giovane...Vincitore del Premio “Coup de Coeur” al Festival di Cannes 2008. 2 Nomination per L'Oscar Europeo (Andreas Dresen, Ursula Werner). "Libera dai fantasmi della vecchiaia e infrange un tabù incomprensibile: senza imbarazzo, colpisce dritto al cuore” SEAN PENN - Presidente Giuria Cannes 2008

IN VENDITA DA OTTOBRE 2009

Scheda

  • REGIAAndreas Dresen
  • ANNO2008
  • GENEREDrammatico
  • DURATA100
  • BN/COLOREColore
  • CASTUrsula Werner, Horst Rehberg, Horst Westphal
  • SITO ITALIANOwww.videa-cde.it/settimocielo/

Recensione

Corriere.it
Grande accoglienza di critica e pubblico per il film di Andreas Dresen. Il sesso over 70 scuote la Germania. Dibattito aperto dopo le scene esplicite di «Wolke Neun» che racconta le storie di passione fra tre pensionati. Quello del sesso con le rughe era un tabù che aspettava soltanto di essere infranto. E' successo in questi giorni in Germania: al cinema e — all'improvviso — in tutto il Paese. Sesso nudo e crudo, in primo piano: un triangolo che si sarebbe potuto immaginare tra trentenni in carriera e che invece esplode tra due pensionati. In un'estetica esplicita, nuova. «L'ultima frontiera della rivoluzione sessuale», ha commentato il quotidiano Die Tageszeitung sotto il titolo obamiano «Yes, we can». «Incredibile, oltraggioso, frivolo, liberatorio e magnificamente triste », ha replicato il settimanale Die Zeit. Obiettivo naturalmente centrato: il film «Wolke Neun» (Nuvola nove), nei cinema tedeschi da una decina di giorni, non ha impressionato solo la critica ed esaltato gli intellettuali, è subito diventato un'onda destinata a scuotere una società che invecchia e cerca un linguaggio nuovo per raccontarlo. Nei primi tre giorni, il film è stato visto da più di 58 mila persone. Nonostante il tema difficile, ha già raggiunto il sesto posto al box office, superato solo da quattro produzioni americane e dalle fatine Winx. Un successo: spettatori in piedi ad applaudire alla fine delle «prime» a Berlino e Dresda, proprio come era successo quando il film era stato presentato alla Berlinale all'inizio dell'anno. E, riaccese le luci, la gente ne discute, soprattutto le donne. La storia messa in scena dal regista Andreas Dresen («Catastrofi d'amore», «Un'estate sul balcone») è semplice. Inge (Ursula Werner) — una nonna che ha superato i 65 anni, da 30 sposata con Werner — cuce e rammenda per integrare la pensione. Quando va a casa del settantaseienne Karl (Horst Westphal) per provargli i pantaloni appena sistemati, è il colpo di fulmine: in pochi minuti i due sono abbracciati sul tappeto, via i vestiti, una passione incontenibile. Inizia il triangolo, che però mette in crisi la donna: Inge pensava di essersi ormai lasciata alle spalle una vita sentimentale e sessuale. Il senso di colpa la porta, nonostante la figlia le consigli di non farlo, a raccontare tutto al marito Werner (Horst Rehberg). Il finale sarà drammatico. A essere scioccante non è tanto la trama quanto il ricorso a scene di sesso esplicite, realistiche, naturali tra corpi (tutti e tre, perché Inge continua ad amare anche Werner) che non sono belli, che hanno perso la lucidità e le proporzioni della giovinezza ma non il loro fascino. E' una riscrittura estetica che va contro le regole solite del cinema. «Chi vuole vedere una coppia di anziani grassi e rugosi che fanno sesso? Semplice, chiunque finalmente voglia vedere una love story realistica, appassionata e commovente», ha scritto il quotidiano popolare Bild. A lasciare poi un segno forte nella coscienza degli spettatori è la ribellione di Inge nei confronti delle aspettative della società, che la accettava sartina grigia e curva sull'ago ma non riesce nemmeno a immaginare il suo diritto alla passione. Che lei, invece, grazie all'incontro con Karl, rivendica. E' uno spostamento di convenzioni che — qui sta il fatto notevole — gli spettatori sposano come se lo aspettassero da tempo. Suscita nei settantenni e nelle settantenni riflessioni, e forse desideri, non diversi da quelli che sollevano Angelina Jolie o George Clooney nei quarantenni, con — in più — la rivendicazione di un diritto finora negato. La Germania, insomma, si accorge di essere pronta a mettere sul tappeto quel che fino a ieri vi ha nascosto sotto (ma è così ovunque, in Occidente). Il tasso di natalità tedesco è tra i più bassi al mondo, la vita si allunga, la società è diventa anziana: Wolke Neun raccoglie la pressione di questa realtà e apre una porta per dire che di essa non si può più non parlare, anche nei dettagli all'apparenza più scabrosi. O, meglio, che scabrosi possono sembrare ai figli delle molte Inge, dei molti Werner, dei molti Karl: finora avevano pensato alla badante polacca per i genitori, all'eredità, alle noiose visite del fine settimana; ora devono rendersi conto — per quanto ciò possa turbare — che anche la Germania con i capelli grigi è alle prese con il sesso. Il settimanale Stern ha dedicato una copertina all'argomento e ha raccolto l'opinione di Ulrike Brandenburg, della Società per la ricerca sessuale. A suo parere «in Germania è in atto una seconda rivoluzione sessuale » — trascinata dagli anziani e, perché no, anche dal Viagra — che vuole affermare, per ogni età, il diritto al «settimo cielo» (o alla settima nuvola come si dice in tedesco: di qui il titolo). Anzi, alla «Nuvola Nove», che per Dresen è una citazione da John Lennon ma significa anche fare due passi oltre la felicità di chi è ancora giovane.

Tullio Kezich - Corriere della Sera
Il valore di Settimo cielo risiede nello stile. Siamo in pieno clima post-Antonioni, magari filtrato attraverso l'esperienza di Patrice Chereau. Inquadrature scelte con estro pittorico e taglio di classe, montaggio sapiente, che tende alla simulazione e non concede indugi. Fotografia che pennella i grigi, ambienti piccolo borghesi, l'onesto squallore delle vite in serra, quel tanto di asfittico che è temperato solo dal rombo dei treni in corsa sotto le finestre e dalle saltuarie apparizioni dei nipotini. La presenza fisica degli attori, la loro convinta partecipazione fa il resto. Trasmettono tristezza le visite al padre di Werner; malato e demente. Per tali vie il film arriva a essere pregnante come una poesia crepuscolare. Va al cuore delle cose. Va anche al nostro cuore, come hanno sostenuto i premiatori di Cannes? Sul punto, riconosciuti i valori insoliti dell'opera e la presenza di un vero autore, il dotatissimo Dresen, non parlerei di emozione profonda. Questa, a livelli raffinati, resta una realtà artificiosa, una vicenda di cui ammiri la fattura, ma dov'e difficile sottrarsi alla sensazione di una verifica sociologica.

Fabio Ferzetti - Il Messaggero
Alternando con miracolosa semplicità dramma e umorismo, gravità e leggerezza, Dresen segue i suoi magnifici attori con un misto di trepidazione e complicità che trova sempre l'immagine o la parola giusta. Un albero svettante e certamente vecchissimo, una polemica sul tema se siano più belli i paesaggi visti dal treno o dalla bicicletta, una furiosa masturbazione nella vasca da bagno, un'ultima volta insieme a cantare con tutta la famiglia, ed eccoci dentro Inge, i suoi ardori, i suoi dilemmi. Mentre il coro di anziane signore con cui si esercita scandisce come in "soggettiva" (quanta malinconia in quell'Inno alla Gioia) l'evolvere inesorabile del racconto. E il tema più antico del mondo: eros o agape? intimità o passione, il brivido dell'ignoto o il calore della cerchia familiare. Deve essere per questo che essere personaggi di questa età fa così male.

Alessandra Levantesi - La Stampa
L'autore intende dimostrare che gli stimoli carnali non affievoliscono con l'età; e forse constatare che per uscire da certe situazioni manca una sufficiente scienza della vita. Il lato notevole del film è lo stile: modernamente ispirato al tono rarefatto di certa pittura contemporanea, tra iperealismo e astrazione, si rivela di rara qualità. Successo al festival, trionfo in Germania: tutto sommato, ammirevole più che commovente.

Davide Turrini - Liberazione
Dresen plasma l’ennesimo film sull’anima e sulla carne, sul disagio esistenziale e sul sommesso senso di colpa. Settimo cielo ha il minor coefficiente di artificio cinematografico dai tempi del neorealismo. Non esistono commenti musicali (c'e solo il coro in cui canta Inge a fare da contrappunto) e vige il suono d'ambiente che fa entrare sommessamente una natura che raccoglie e rigenera i protagonisti, e un urbe mai troppo alienante e oppressiva. I sentimenti e le passioni di Inge, Werner e Karl escono cosi spontanei, ancestrali, veri. Tre attori principali, una ventina di comparse e una risicata troupe di trenta unita, Settimo cielo è cinema minimo dai risultati massimi.

Roberto Nepoti - La Repubblica
Un piccolo film che ha fatto incetta di premi: da Cannes a Trieste, a Ravenna; oltre a realizzare cospicui incassi in Germania e a ottenere due candidature per gli European Award. Poiché il soggetto riguarda la sessualità della terza età, le cose potevano mettersi al peggio. Andreas Dresen ha scongiurato il pericolo in due modi. Intanto, rappresentando fin dalle prime sequenze gli amplessi tra Inge e Werner, Inge e Karl senza finte pudicizie né "rispetto" per i corpi segnati dagli anni. Perché – ed ecco la seconda idea felice – Settimo cielo racconta una storia d’amore, infedeltà e dolore come tutte le altre, del genere che potrebbe avvenire tra persone di quaranta, trenta o vent’anni. Al punto che Inge lascia il marito dopo decenni di matrimonio perché si è innamorata, e di un uomo più vecchio di lui. La sensibilità degli interpreti porta valore aggiunto.

Il Sole 24 Ore
Settimo cielo. Un cinema diverso è possibile. Il successo di Wolke 9 (Settimo cielo) a Cannes 2008, l'apprezzamento della critica e del pubblico (Imdb gli dà una media voto di 7,1) dimostra che l'estetica di un film può essere sovvertita e rivoluzionata. Che una storia d'amore appassionato- con tanto di (belle) scene di sesso- può essere sexy e interessante anche se i protagonisti hanno 78 anni (lui) e 60 (lei). Il coraggio di vivere è un dono prezioso che va sempre preservato e che invece si tende a seppellire sotto il peso delle responsabilità, dell'età, della vigliaccheria. Qui troviamo due "vecchietti" che vivono come possono la loro pensione, ritrovarsi innamorati e lussuriosi. Che bello, come la scena in cui lei, sarta, sente un brivido facendogli provare i pantaloni. Semplice, forte. Buttano al vento 30 anni di mènage sicuro e collaudato- splendido il redde rationem di Ursula Werner, magnifica attrice, con il marito- mostrandosi più lungimiranti dei figli borghesi e fifoni. Le loro battute a letto sono giovani davvero, spensierate senza essere stupide, è tutto normale come dovrebbe essere, al di là dei moralismi. Si può e si deve essere felici e appagati anche dopo i 60, 70, 80. Un insegnamento prezioso, un nuovo esempio di cinema della terza e quarta età dopo il nostro Pranzo di Ferragosto e alcuni esempi inglesi rimarchevoli (da Calendar Girls a Mother, passando per L'erba di Grace). Altro che uomini che odiano le donne, andate a vedervi questo "uomini che amano le nonne".

Alberto Crespi - L’Unità
Lo stile di Dresen e la bravura sotto traccia degli attori rendono il film quotidiano e i problemi, se ci sono, stanno tutti nello sguardo di chi osserva (come dire: se provate l’effetto - buco della serratura - è colpa vostra non dei personaggi). Dresen gira in stile dogma: ambienti veri, luci realistiche, niente musiche in colonna sonora, recitazione naturalistica. Il finale potrebbe essere considerato troppo punitivo, e ben poco femminista, ma più verosimilmente cattura una realtà sociale in cui il binomio amore/vecchiaia è ancora percepito come una trasgressione. E’ un piccolo film doloroso in cui l'amore è insopprimibile, ma non trionfa. Un'iniezione di verità.